Xenofemminismo

"La lotta deve continuare finché le caratteristiche che oggi vengono sessualizzate e razzializzate non smetteranno di essere criteri di discriminazione al pari del colore degli occhi, o le efelidi o la capacità di arrotolare la lingua; ovvero finché non smetteranno di essere il criterio di rivendicazione di un'identità socialmente decifrabile"

Xenofemminismo è l'ultimo lavoro di Helen Hester e prosegue quello già impostato dal manifesto del collettivo Laboria Cuboniks, da poco pubblicato in Italia per i tipi di Not. 
Lo xenofemminismo riporta il discorso femminista su un piano necessariamente collettivo e condiviso, allontanandolo dalla facile retorica di quello che Jessa Crispin definisce “femminismo universale”, per restituirgli tutta la carica eversiva e di trasformazione dell'esistente.

Lo xenofemminismo è “tecnomaterialista, antinaturalista e abolizionista del genere”, ovvero non riconosce i limiti biologici del binarismo di genere ma si muove all'interno dell'intersezionalità, è capace di generare infinite possibilità e di accoglierle in categorie che siano sempre più elastiche e negoziabili.

Si tratta di un femminismo capace di ampliare il concetto di comunità, che promuove l'utilizzo delle strutture e delle tecnologie open source esistenti per “riprogettare il mondo”, e che, lungi dal sacralizzare la dimensione della famiglia tradizionale come luogo d'elezione atto alla riproduzione, si apre a considerare nuove forme di produzione di legami e di familiarità fra gli individui.

Arianna, 11 febbraio 2019