Gli animali che amiamo

«Quale che sia la direzione verso cui ci si inoltra, che essa conduca fuori dei muri o, all’inverso, all’interno della voce poetica stessa, ci si scontra con un’assenza di luminosità, il sogno non è altro che subsogno, la barca dell’evasione è inaccessibile e circondata dal fango. Modificare il passato grazie a interventi dell’immaginario non dà accesso a nient’altro che un brancolio senza costrutto; l’avvenire è scomparso, il presente è ormai senza spessore. La parola altro non è che un vago scarto che accompagna un sogno grigio. La parola è morta e non promette di rinascere».


L’umanità è pressoché scomparsa. Solo una donnina è rimasta ad aggirarsi in mezzo a capanne vuote nella speranza di farsi ingravidare da qualcuno di passaggio. Quanto agli altri superstiti, chissà. Al loro posto una vegetazione a tratti lussureggiante e una sequela di animali, fantastici e non, che entrano ed escono da sogni di sogni in una realtà onirica o comunque surreale. 

Fondatore del «post-esotismo», corrente letteraria atemporale (percepita in ogni situazione in cui la cultura sia posta sotto il giogo della censura), Volodine dà vita ad un vero proprio bestiario sottoforma di 'pastiche' letterario. 

La componente favolistica non è però, in Volodine, una struttura portante bensì strumento narrativo funzionale alle categorie ideologiche del movimento: il ruolo militante della letteratura e la sua dimensione totalizzante, ultimo baluardo di cultura di fronte al deviante dell'esistenza. 
Qui non vi è distinzione fra autore, personaggio e lettore poiché, nella realtà del testo, tutti sono chiamati alla conservazione della memoria e alla prosecuzione della lotta. 
«Una letteratura che proviene dall'altrove e incede verso l’altrove».

Gli animali che amiamo - Antoine Volodine (66thand2nd Editore)
Traduzione Anna D'Elia

Alice, 11 marzo 2019