una donna

Scritto all'indomani della morte della madre per raccontarne la vita ed elaborarne la perdita, per ricomporre il proprio vissuto in una forma coerente, come in tutti gli altri romanzi di Ernaux. L'esperienza, traumatica, trova sollievo nella prassi della scrittura che si fa memoria, che attraverso il ricordo restituisce una logica, una linearità ma anche una dignità a ciò che, improvvisamente, ha smarrito il suo senso. Come se la vita semplice di una madre di provincia, priva di istruzione ma anche di tutte quelle raffinatezze e quei piaceri che solo il benessere economico è in grado di garantire, potesse essere riscattata dall'eloquio elegante dell'erede che ne racconta la storia, dall'inizio alla fine. 
Un libro pieno di tenerezze, di molti piccoli rimpianti che restano a dare il tormento quando un genitore non c'è più, e di una sensibilità che offre conforto e rassicura. 
Un libro che rincorre la semplicità luminosa di una narrazione, di una definizione che riporti indietro il genitore perduto. Definire, che etimologicamente significa porre dei limiti, delineare. Quei limiti di cui la madre di Ernaux era stata privata da una malattia -l'Alzheimer- capace di rigettare l'identità individuale negli abissi del corpo organico, priva di confini, di linguaggio e di senso. Una malattia che smargina le persone e le cose, per usare le parole di Elena Ferrante. Gli stessi limiti che la figlia intende restituire alla madre, per ridarle forma e ricomporre i pezzi, senza cambiare neppure un frammento della donna che è stata.

Una donna - Annie Ernaux (L'orma)

Traduzione di Lorenzo Flabbi

 

Arianna, 28 maggio 2018