Il mio anno di riposo e oblio

La protagonista di questo romanzo è giovane, bella, ricca, tremendamente sola e profondamente infelice. Bionda, magra, stilosissima, vive in un appartamento nell'Upper East Side e, dopo una laurea alla Columbia, lavora svogliatamente in una galleria d'arte contemporanea. Seduta sull'orlo del baratro, orfana, priva di riferimenti culturali o valoriali che sappiano quantomeno indicarle la rotta, contempla imbambolata un dolore a cui non riesce neppure a dare un nome.

Nella sua vita solo tre persone: Reva, la migliore amica (l'unica), con la quale intrattiene un malsano rapporto passivo aggressivo; la psichiatra svampita da cui è in cura, fin troppo disinvolta nella prescrizione di farmaci, sonniferi e ansiolitici; Trevor, l'ex fidanzato di cui non rimane che il (brutto) ricordo di uno (squallido) legame.

Siamo all'alba del Duemila e la giovane WASP protagonista del romanzo, esasperata da se stessa e dal vuoto di senso che le toglie il respiro, escogita un piano: dormire per un anno. Un anno di sonno, di riposo, che rigeneri il corpo e la mente, che guarisca le ferite, che permetta di fare tabula rasa di tutto il dolore, di tutto lo spaesamento e ricominciare da capo.

Il romanzo di Ottessa Moshfegh parla a tutti coloro i quali sentono lo spettro della depressione e della stanchezza sempre troppo vicino, e lo fa con sensibilità, profondità e ironia. Ridiamo della protagonista e della sua condizione, ma lo facciamo insieme a lei, desideriamo segretamente anche noi di concederci un anno di riposo, ma poi facciamo il tifo per lei affinché riesca a risvegliarsi e a riacciuffare il proprio posto in un mondo che sempre sfugge e, a volte, crolla.

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh (Feltrinelli)

Traduzione di Gioia Guerzoni

Arianna, 12 giugno 2019