La trama del matrimonio

“Pretenzioso, prolisso, uno scivolone per Eugenides dopo il pluripremiato Middlesex.”
Questi commenti mi hanno tenuta lontana per molto tempo da La trama del matrimonio, e quando alla fine ho deciso di leggerlo sono partita con delle aspettative piuttosto basse: mi sono ricreduta, mi è piaciuto così tanto che appena finito mi sono messa a rileggerlo.
Lo spunto narrativo può forse sembrare banale, al college Mitchell si innamora di Madeleine che però si innamora di Leonard che però soffre di una grave forma maniaco-depressiva (ma già saper scrivere di malattia mentale con delicatezza e realismo è tutto tranne che banale).
Eugenides compone partendo dal triangolo amoroso una testimonianza a tre voci sul dolore della crescita, sulla solitudine strutturale dell’amore e sull’impossibilità organica di conoscere veramente gli altri.
La trama del matrimonio è uno specchio scomodo dei vent’anni: contiene speranza e disillusione, si interroga sull’amore (Può essere salvifico? Può salvare tutti? Può salvare me?), si interroga su Dio, si interroga al punto da travolgere ogni prospettiva e lasciarti inerme e confuso.
Con la sua solita scrittura fluida ed elegante ci accompagna intorno al mondo mentre seguiamo gli studi dei protagonisti (tra citazioni letterarie sull’epoca vittoriana e il decostruttivismo di Derrida, digressioni sulla storia delle religioni e divagazioni filosofiche, fino agli studi scientifici), elemento costituivo non secondario del romanzo, anzi sono così presenti da rendere la lettura ricca e importante ma a tratti impegnativa.
Ringrazio Eugenides per aver scritto un romanzo così vero da fare male al lettore.

 

Giorgia, 30 settembre 2019