L'evento

È il 1963, Annie Ernaux, ventitreenne, studentessa universitaria in corso di emancipazione dalle proprie origini popolari e provinciali, dopo un'estate di piacere fugace aspetta ansiosamente che le arrivi il ciclo. Una, due settimane, quel ciclo che non arriva diventa un'ossessione e inghiotte tutto. La tesi da scrivere, le uscite con le amiche, la vita nello studentato, tutto si offusca e finisce sullo sfondo, mentre in primo piano si affaccia, irrefutabile come sono le verità del corpo, la certezza di essere incinta. La gravidanza la separa una volta per tutte dalle coetanee borghesi che, a differenza sua, non hanno nulla di sbavato e conducono una vita che non deraglia mai ma, anzi, segue dritta il percorso del dover essere. Non si fa sesso prima del matrimonio, non si rimane incinte se non si è sposate, punto. E Ernaux quel figlio non lo vuole, non ha dubbi.

Nell'Evento, così come nel resto della sua opera, Ernaux utilizza la scrittura come un bisturi che fa sanguinare la memoria e la espone sotto gli occhi di tutti, che trasforma il vissuto individuale e privato in esperienza pubblica e politica. In Francia l'aborto venne legalizzato più di dieci anni dopo, nel 1975. Prima di quella data alle donne che non volevano portare a termine la gravidanza non restava che ricorrere alle mani rapide e ai modi spicci di quelle fabbricanti d'angeli che svuotavano i ventri e alleggerivano gli animi, che mettevano a repentaglio le loro vite e, allo stesso tempo, gliele restituivano nella loro interezza, come se non fosse mai successo niente.

Quello che stupisce di più, nel racconto di Ernaux, è la profonda solitudine della protagonista. Isolata e confusa, la giovane Ernaux non sa a chi rivolgersi, non sa con chi parlare e, una volta trovata la persona che si occuperà di farla abortire, non sa neppure che cosa di preciso le succederà. E quello che le accadrà sarà traumatico, sarà violento, saranno pagine difficili da leggere e da metabolizzare. Ernaux non sa cosa accade al suo corpo perché il suo corpo non le appartiene - se non nel momento del piacere in cui, dice, non c'è differenza fra lei e l'uomo con cui divideil letto -, il suo corpo è politico, appartiene agli altri che hanno il diritto di decidere cosa può o non può fare. Non si sa, dice, se l'aborto sia illegale perché è sbagliato, o se sia sbagliato perché è illegale. Da una parte c'è la freddezza limpida del diritto, dall'altra i palpiti di un corpo che non si lascia disciplinare.

Ernaux ha scritto L'evento nel 2000, quando ormai la pratica dell'aborto era stata legalizzata in tutti i paesi occidentali. Perché allora la scelta di parlarne? Perché quando si parla del corpo delle donne i diritti non possono mai essere dati per scontati, come insegna l'esperienza di migliaia di donne che, in un paese come l'Italia, si vedono continuamente negati i diritti dall'esercizio dell'obiezione di coscienza. Perché, dice Ernaux, “Se non andassi fino in fondo a riferire questa esperienza contribuirei ad oscurare la realtà delle donne schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo”.

L'evento di Annie Ernaux, L'orma editore, traduzione di Lorenzo Flabbi

Arianna, 18 novembre 2019