Baudolino

È il 13 aprile 1204 e Costantinopoli è in fiamme. La capitale dell’impero bizantino, una delle città più ricche e importanti dell’antichità, inviolata da dieci secoli, è alla mercé dei pellegrini latini impegnati nella quarta crociata. Dopo i saccheggi, non si spingeranno oltre. Nel mezzo del delirio che accompagna le razzie ci imbattiamo in Niceta Coniate, funzionario bizantino in fuga, inseguito da una masnada di crociati ubriachi e malintenzionati. Una provvidenziale apparizione, ed ecco che Niceta viene soccorso da un anziano cavaliere latino, che prende i crociati a piattonate di spada e li caccia via. Piacere, dice il cavaliere latino, mi chiamo Baudolino, adesso ti porto in salvo. Mentre la città brucia, i due si rifugiano in un luogo sicuro, possono sedersi e parlare. E Baudolino racconta a Niceta la propria incredibile storia.

È proprio nell’articolazione della vita del protagonista che il libro di Eco si rivela straordinario. Sullo sfondo di un’Europa medievale che prende vita e colore, il racconto di Baudolino diventa una saga: città che vengono rase al suolo e città che vengono su dal nulla; amori impossibili per imperatrici e principesse lontane; assedi, inganni, osterie, miracoli falsi e miracoli veri. È poi al fianco di Baudolino che partiamo diretti verso un Oriente prodigioso, popolato da giganti, leoni, blemmi, centauri e altre creature favolose, alla ricerca della mitica terra del Prete Giovanni, leggendario re-sacerdote di un immenso stato cristiano nell’estremo levante. La confusione del vero con il fantastico nel racconto di Baudolino rispecchia le concezioni sulla natura, sulla geografia e sulla scienza dell’età di mezzo: il romanzo si fa sintesi delle fonti medievali più disparate, dai bestiari ai vangeli, dalle Mille e una notte alle diatribe teologico-filosofiche. Senza scadere nel nozionismo, Eco fa sua questa eredità e la vivifica nei propri personaggi.

Non è necessario essere medievalisti per godersi la lettura, anzi: l’incontro con il patrimonio fantastico antico stimola la fantasia e sorprende continuamente; vicende, luoghi e personaggi storici reali interagiscono di continuo con quelli fittizi e ne guadagnano in tridimensionalità e colore. Così, durante la lettura di Baudolino ci accorgiamo che è sul filo sottile che vibra tra vero e finto, nell’apologia dell’immaginario, che Eco sta in equilibrio, grazie alla conoscenza e la manipolazione delle cose reali, riuscendo nel difficile intento di amalgamare nelle giuste proporzioni humour, erudizione, fantasia.

Biffa, 25 novembre 2019