Sylvia

In una New York dei primissimi anni Sessanta, in cui il vapore dei tombini si confonde con i primi accenni di una Beat Generation ancora confusa, si snoda la storia viscerale di Sylvia e Leonard, o meglio, la livida ossessione del loro allucinato inferno coniugale. In un appartamento da 40 dollari al mese che si affaccia su MacDougal Street i due mettono a nudo le proprie ossessioni e i propri sogni; Leonard ha come obiettivo la carriera da scrittore, ma non ha la caparbietà di perseguirlo, Sylvia studia all’Università, ma non ha la passione e la pazienza adatte, riducendo lo studio a un puro gesto meccanico. I fantasmi del loro rapporto velenoso vagano per le strade di tutta New York, ma è soprattutto tra le pareti spoglie di quella topaia al sesto piano che ti rimangono sotto le unghie e sotto le scarpe i brandelli dei loro vestiti strappati, e i cocci dei piatti rotti da Sylvia in un moto di cieca rabbia.

Seppur incapaci di prendersi cura di loro, in realtà quando sbirci tra le pieghe della loro carnalità pensi che in fondo vada bene così, che basti questo, anche se non basta mai.

Ti affezioni a Sylvia attraverso le premure di Leonard, tiri un sospiro di sollievo quando per un pomeriggio ti risparmiano i morsi, e ti concedono carezze sul divano mentre mangiano piatti pronti – Sylvia non cucina –, sei con loro mano nella mano in giro per una piovosa New York a respirare l’aria sporca e a godere semplicemente del fatto di sapere camminare senza sosta, asciughi le lacrime a Sylvia quando ha una delle sue crisi, ma quelle che ti fanno più male in realtà sono quelle di Leonard, e le loro litigate logorano un po’ anche te.

Ispirata alla storia vera del suicidio della prima moglie di Leonard Michaels, si percepisce una delicatezza oscurata dall’irriverenza di un amore nel cui inizio risiede già la sua fine. Sylvia è un po’ come uno strappo di un cerotto sopra una ferita non ancora rimarginata del tutto; guarisci, ma la cicatrice ti rimane lo stesso, e continuerà a pruderti ogni volta che la toccherai.

 

Camilla, 22 giugno 2020