Il cuore e la tenebra

Chi era davvero mio padre? Questa la domanda che attraversa l'ultimo romanzo di Giuseppe Culicchia, Il cuore e la tenebra, e a cui il protagonista poco più che trentenne Giulio Rallo cerca di rispondere all'indomani della morte del genitore. È lui, il secondogenito, a doversi occupare di tutte le dolorose formalità che seguono, dal momento che il fratello maggiore rifiuta da anni qualsivoglia rapporto con il padre, e la madre, divorziata da tempo, vive in pianta stabile a Ho Chi Minh City.

Giulio allora arriva a Berlino, dove il padre Federico, direttore d'orchestra di fama internazionale, aveva diretto la filarmonica dei Berliner e che aveva eletto a propria dimora, anche dopo essere stato sollevato dall'incarico. Era stata l'ossessione per quell'esecuzione perfetta e maestosa della Nona di Beethoven, diretta da Furtwangler in occasione del compleanno di Hitler nel 1942, e che Federico cercava maniacalmente di riprodurre, a renderlo inviso all'orchestra e alla direzione.

Chi era davvero mio padre? Questo mio padre che ora non c'è più, e del quale non mi resta che un'immagine filtrata dal mio essere figlio, chi era davvero? Giulio cerca una risposta negli armadi della casa paterna, rovistando nei cassetti, frugando nei file del suo Pc.

E la verità che ne emerge è dolorosa e spiazzante: nel computer paterno, pagine e pagine di scritti in difesa del nazionalsocialismo, di giustificazioni di quel regime che per tutti rappresenta il culmine dell'umana crudeltà, ma che Federico in un qualche modo salvava.

Accanto a questo, riflessioni, memorie, fotografie e ricordi della famiglia che erano stati, a cui il padre di Giulio non aveva mai smesso di guardare con una tenerezza struggente e malinconica, di cui si era preso cura come una missione e che aveva rimpianto per tutta la vita. Perché non era stato in grado di mantenerla unita, si rimproverava, non aveva potuto offrire ai propri figli la sicurezza di un padre e di una madre che si amano, e per questo non poteva perdonarsi.

Da una parte l'orrore, dall'altra l'amore.

Chi era davvero mio padre? Questo mio padre che ora non c'è più, e del quale non posso che avere un'immagine filtrata dal mio essere figlio, chi era davvero? E soprattutto, potrò perdonarlo per le sue debolezze, per i suoi errori, per le sue clamorose sviste? Potrò guardare a lui con la stessa comprensione con cui si guarda a un uomo qualsiasi, e non con quello sguardo esigente e severo che sempre, dall'adolescenza in poi, i figli rivolgono verso i genitori?

Questo il nocciolo di un romanzo bellissimo che si legge tutto d'un fiato, che sa essere leggero e potente allo stesso tempo, che sa far sorridere e commuove fino alle lacrime, che danza sulla linea sottile che separa e confonde le luci e le ombre nel cuore di ciascuno di noi.

Arianna, 15 aprile 2019